Non potevo non postarla …

Novembre 30, 2007

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io e George Clooney al tavolo da Poker!!

(Londra, 24 novembre 2007)


L’insostenibile che non sono

Novembre 29, 2007

 

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Sera, pioggia calda, Negramaro che galleggiano sopra l’odore di pizza e birra, un paio di canzoni tristissime sparate dagli autoparlanti che scopro disegnate sulle mie labbra, mentre batto la mano sul tavolo, chiedendomi un  mucchio di cose e non trovando una risposta a niente.

E’ che io sono così, ormai l’ho imparato, è che sono complicata per gli altri e soprattutto per me stessa, io che rido perché non faccio nessuna fatica a farlo, che mi sento sensata con i sonetti di Shakespeare nella borsa, dopo due fotogrammi di un film di Peter Weir, tra le pagine di un romanzo che parla di bambini e assassini e vendette. Tu dovresti capirlo, e dovresti dirmi che non devo fare sempre tutto da sola, che posso stare anche un po’ ferma, concedermi un pomeriggio lunatico, qualche arrabbiatura in più, qualche lacrima più fredda. Potresti insegnarmi che a volte le cose vanno come vanno, che anche stare ancorati alla terra non è male: forse allora smetterei di aspettarmi che la mia esistenza si trasformi in un romanzo. Più scavo e cerco d’incidere i miei giorni, più mi sento forte e sola: tu avresti un bel po’ da fare, perché anche se non sembra sono un’artista della fuga.Tienimi ferma, allora, e chiudimi la bocca, gli occhi, e bruciami i libri, i pensieri, le canzoni, le presunzioni, le aspettative, i rivoli di forza, i dubbi. Sopporta le mie libertà, il mio senso dell’umorismo a volte aguzzo e un po’ malizioso, i miei estraniamenti, le mie lotte senza quartiere, le nevrosi, gli acuti di nostalgia, il mio aspettarmi il massimo da tutto e tutti.

Stammi vicino anche quando nei miei occhi c’è solo mare e una storia che mi galleggia sulla penna, quando disseziono ogni principio di arte perché non posso farne a meno, quando rispondo male, quando dico che forse non ce la farò. Sapresti che molto spesso non ci sono perché ma soltanto io, io che vivo di all star e di un goffo rifiuto per i tacchi, che non mi sento me stessa se sono troppo elegante, che ho rapporto viscerale con l’acqua salata e con la sabbia e con la pallacanestro, che sono sempre stata un po’ un maschiaccio, che se potessi dormirei a oltranza e parlerei tutte le lingue del mondo. Ascolteresti il mio idealismo che resiste al tempo e alle batoste, i comizi sul buon senso e sul non accontentarsi, quelli fanatici sulla Formula Uno e la Ferrari, scopriresti che sono in grado di snocciolarti i nomi di chi sbagliò i rigori ai mondiali del ’98, quando poi magari non ricordo cos’ho mangiato la sera prima.

Mi terresti ferma, una volta per tutte, in pace col mio bisogno di cambiare posti ma averne sempre un dove tornare, in pace con le mie follie di essere umano, di donna, di ventenne, di scrittrice. Impareresti che non faccio fatica a credere agli alieni e invece sputo sangue per accettare un Dio a cui mezzo mondo crede, impareresti che smetterei di essere roccia se trovassi qualcuno che è più roccia di me.

 

 

 


Ritorni

Novembre 28, 2007

Le cinque giornate inglesi sono diventate sei, sotto un cielo che non ha mai versato pioggia, una Londra percorsa in lungo e in largo, le luci natalizie su Oxford Street (percorsa fino alla nausea), visite culturali (British Museum, British Library, Tower of London, Westminster, Sherlock Holmes Museum) e quelle impossible-not-to-do (Madam Tusseadus, Harrods, Kensigton Gardens, Hyde Park, Buckingham Palace, Hard Rock), gli autobus rossi imparati a memoria, i taxi cari come il fuoco, gli inglesi carini (tanti e sorridenti), le colazioni al bacon e funghi, le cioccolate di Starbucks, il cinema a Piccadilly Circus a vedere in anteprima “American Gangster”, il vento gelato sul London Bridge, i pancakes bollenti per strada, l’assenza stroncante di pastasciutta, gli italiani in ogni angolo.

E poi la disavventura: la compagna di viaggio che perde il portafogli (povera Gabri) sette ore prima del volo, la corsa alla polizia, l’inglese blaterato per un’ora cercando di fare la denuncia, poi via al Consolato Italiano e alla disperata all’areoporto quando ormai è troppo tardi.

L’aereo che ci lascia giù, dieci sterline rimaste in tre, la prenotazione dall’Italia dell’unico volo disponibile (per Treviso) alle 11.25 della mattina dopo, la notte insonne in areoporto, diciotto ore che non passano più a vagare e sbocconcellare muffin e a sentire musica.

Nella notte leggo Paul Auster e scrivo e penso.

Poi l’imbarco all’ora di pranzo e, finalmente, il suolo italiano.

A Londra ho visto com’è altrove, ho pensato che l’Italia è il Paese che digrigna i denti e s’ingozza di disincanto. 

A Londra mi sono sentita persa solo un minuto: qui, in questo mio Paese, è una sensazione che dura da una vita.

 

 


Coming soon

Novembre 21, 2007

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Arrivo

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don’t give me a choice

Novembre 18, 2007

So while I’m turning in my sheets
And once again I cannot sleep
Walk out the door and up the street
Look at the stars beneath my feet
Remember rights that I did wrong
So here I go

Hello, hello

There is no place I cannot go
My mind is muddy but
My heart is heavy does it show
I lose the track that loses me
So here I go

Uhuh uhuh uhuh

And so I sent some men to fight
And one came back at dead of night
Said he’d seen my enemy
Said he looked just like me
So I set out to cut myself
And here I go

Uhuh uhuh uhuh

I’m not calling for a second chance
I’m screaming at the top of my voice
Give me reason, but don’t give me choice
Cause I’ll just make the same mistake again

Uhuh uhuh uhuh

And maybe someday we will face
And maybe talk but not just speak
Dont buy the promises cause
There are no promises I keep
And my reflection troubles me
So here I go

Uhuh uhuh uhuh

I’m not calling for a second chance
I’m screaming at the top of my voice
Give me reason, but don’t give me choice
Cause I’ll just make the same mistake

I’m not calling for a second chance
I’m screaming at the top of my voice
Give me reason, but don’t give me choice
Cause I’ll just make the same mistake again

Uhuh uhuh uhuh

Uhuh uhuh uhuh
So while I’m turning in my sheets
Uhuh uhuh uhuh
And once again I cannot sleep
Uhuh uhuh uhuh
Walk out the door and up the street
Uhuh uhuh uhuh
Look at the stars
Uhuh uhuh uhuh
Look at the stars falling down
Uhuh uhuh uhuh
And I wonder where
Uhuh uhuh uhuh
Did I go wrong?

James Blunt, “Same mistake”, All the lost souls


- 2 a domenica

Novembre 16, 2007

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Domenica ore 18.00

Conservatorio Verdi, Milano

Negramaro in concerto

( e io ci sono)


Quesiti

Novembre 14, 2007

Perchè?

Sandro, perché?

 

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Follie pavesi

Novembre 14, 2007

Ieri ho avuto una giornata da INCUBO.

Avevo l’esame (orale) di Storia Della Filosofia Contemporanea ed ero tutta felice perchè mi ero iscritta come terza: pensavo che era una figata, sarei stata a casa per pranzo. Ovviamente, però, la burocrazia pavese non mi ha lasciato scampo: dovevo, prima dell’esame, stampare il famigerato STATINO.

Così, ieri, cosa faccio, da brava studentessa? Prendo il pullman delle 7 (!!) per avere un po’ di tempo da spendere a caccia di una di quelle orrende macchine per stampare gli statini. Inutile dire che non ne va NESSUNA.

Disperata, faccio un ultimo tentativo e -gioia delle gioie - la macchina che trovo FUNZIONA!

Ma la burocrazia pavese ha in serbo per me ben altro …

La macchina stampa, ma stampa lo statino dell’anno SCORSO!

Quindi è come non averlo. Così alle 9 vado dal professore che ha appena fatto l’appello per dirgli di spostarmi in fondo alla lista, causa i miei problemi. Passo la mattina a scarpinare per Pavia, e scopro che tanti hanno il mio stesso problema, che l’Università è in ritardo (di 15 giorni!) nell’approvare i nuovi piani di studio. L’unica soluzione mi dicono essere quella di stampare la ricevuta del piano di studio e andare in segreteria a chiedere.

Ma è martedì: la segreteria, il martedì, riceve solo su APPUNTAMENTO.

Che faccio allora? Mando tutti a quel paese e torno all’esame: presenterò al professore solo la ricevuta del piano di studi, per il resto possono andare a tutti a farsi *****.

Mi interroga, dopo le mie peripezie, alle 18.45.

Penso che se non prendo 30, dopo la giornata che ho passato, gli sputo in un occhio.

Prendo 30.

Ma lui non può registrarlo, perchè non ho ’sto cazzo di statino.

Lo segna su un foglio, dicendomi  che dovrò tornare per farmelo registrare nel suo orario di ricevimento …


Ciao Enzo

Novembre 6, 2007

Si sta come d’autunno

sugli alberi le foglie.

E adesso lasciateci

piagne da soli.

Grazie di tutto.


BrUcia ItAlia

Novembre 5, 2007

Ieri sera Roberto Saviano a “Che tempo fa”: trent’anni di scrittura, denti digrignati e pistole puntate alla testa. Sto leggendo l’ultimo Veronesi e a bruciare non è solo la Troia del titolo, ma altro che è solo mio. Fuori fa freddo a singhiozzo, ho visto il primo pandoro dell’anno sullo scaffale di un discount e qualche bravo italiano ha avuto la bella idea di buttare dell’esplosivo contro la vetrina di un negozio gestito da rumeni. Saviano, ieri sera, aveva gli occhi stanchi e la voce che non ha tremato mai. Studiando Hegel, stamattina, tanta tedesca razionalità mi ha fatto tanto ridere. Dicono che presto arriva il freddo vero e io faccio fatica a scrivere. Tra poco più di due settimane scappo a Londra a guardare com’è altrove.

Per questo mio Paese, oggi, non ho che sconforto.

 

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