Sono un ufficiale americano stanziato in Iraq e mi occupo di organizzare attentati contro il nemico (iracheni? terroristi?). Sono anche piuttosto brava, perché riesco ogni volta ad ammazzare un sacco di gente. A un certo punto, però, ho una specie di pentimento e passo dall’altra parte, mettendomi contro l’esercito USA. Siccome in America sanno che sono bravissima ad organizzare attentati e che adesso il loro esercito sarà il mio bersaglio, sono molto preoccupati. Tanto preoccupati che viene a parlarmi George Bush in persona: ci incontriamo su una spiaggia della Liguria (?), durante una mareggiata. Lui piange (!) e mi supplica di non farlo, di tornare con loro. Io gli dico di no, che ormai ho deciso, lui continua a piangere e allora viene da piangere anche a me. In quel momento Bush gira la sua cravatta e mi mostra il retro: ci sono le foto di quattro ragazzi, tutti con fattezze arabe. Bush me lo spiega, ma è come se io lo sapessi già: sono i suoi quattro figli (con fattezze arabe?) morti durante questa guerra. Allora io comincio a piangere ancora più forte e gli metto una mano sulla cravatta: gli voglio dire che lui li può tenere sempre sopra il suo cuore. A quanto pare finora abbiamo sempre parlato in italiano, perché decido di dirglielo in inglese: “ you can keep them on your heart”.Poi Bush annuisce e se ne va, sempre piangendo, e io rimango sulla spiaggia con la mareggiata a piangere: non tornerò con gli americani, continuerò a organizzare attentati.
Mi sono svegliata con le lacrime secche sotto gli occhi.
Oggi ho preso una decisione, ho finito la riscrittura, ho spiegato a un bambino di dieci anni l’editto di Teodosio, ho mangiato l’ennesimo pandoro, ho pensato all’Inghilterra. Sono incazzata perché questo freddo non vuol dire niente senza un po’ di neve, e perché l’unica cosa che Prodi è riuscito a dire al funerale del sesto operaio della Thyssen (26 anni) è stata “queste cose non devono succedere”. Mi manca il mare, ho scoperto di avere una morbosa curiosità per Sarkozy e faccio pensieri che non dovrei fare (non su Sarkozy). O smetto di scrivere o mi date una botta in testa.
Quest’anno mi sento abbastanza natalizia, per fortuna.
Tutto sarebbe perfetto con un po’ di neve (sono essenzialmente una persona infantile) e senza quegli orribili babbi natale che si arrampicano sui balconi e sembrano serial killers …
Ad ogni modo Buon Natale!
E mi/vi faccio gli auguri tramite Bruce.
Bruce Springsteen, Mellon Arena, Pittsbirgh, 4 dicembre 2002,
“Voi avete l’obbligo morale di essere generosi con voi stessi. Il che significa che dovete fare spreco della vostra persona, senza ritegno, senza la minima parsimonia. Sperperate le vostre giornate, il vostro tempo, largheggiate con voi stessi e di voi stessi. Questo sperpero vistoso delle vostre risorse, questo dispendio dissennato non offende la miseria delle esistenze inutilmente operose, anzi, le onora, le ripaga addirittura. Perchè avrete tutta la vita adulta per commisurare i mezzi ai fini, per badare all’utile, per pianificare il futuro sacrificando l’oggi al domani, per calcolare, programmare, accumulare, risparmiare, capitalizzare, ma oggi, da ragazzi, dilapidando la fortuna accumulata da generazioni di risparmiatori, voi riscattate un’ipoteca millenaria, siete il senso di un’intera stirpe di ragionieri. Il vostro spreco vi arricchisce perchè sarà sempre ai margini del campo da gioco su cui ci si batte per la sopravvivenza che, intuendo un diverso angolo d’attacco, ritroverete il senso della lotta; sarà sempre nel pomeriggio sottratto al lavoro, e consacrato alla libertà assoluta dell’amore fisico, che apprezzerete il senso del dovere; sarà solo nel quarto d’ora d’intervallo tra la lezione di storia e quella di matematica che imparerete davvero qualcosa. Perciò, non abbiate timore. Prendete la miseria e sbattetela al muro. Ordinate champagne. Con gli spiccioli che il tempo grande del mondo vi torna in cambio del tempo piccolo delle vostre esistenze, ordinate champagne”.
“non leggiamo e scriviamo poesie perchè è carino. noi leggiamo e scriviamo poesie perchè siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, ingegneria … sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore … sono queste le cose che ci tengono in vita …”
Oggi, dal Corriere Della Sera, Beppe Severgnini dixit:
“Conosco gli italiani, anche perché sono uno di loro: se abbiamo un difetto, non è un cuore spietato, ma una mente sbadata. Chi sbaglia clamorosamente, in Italia, non rischia l’aggressione. Semmai, l’adulazione.”
Al momento si sta visualizzando il Aoirghe’s Weblog
weblog archiviati per Dicembre 2007.
Chi sono (credo)
irrequieta, tendenzialmente anglofila, ama i libri, il teatro e il cibo piccante, ha un rapporto viscerale con l'acqua salata, la neve e De Andrè, onnivora di musica (meglio se triste) e cinema, determinata e smarrita, costantemente pensierosa, irreparabilmente scrittrice
- scrivere/leggere
- il mare
- il cibo piccante
- Londra
- l'odore della neve
- tutto De Andrè
- settembre
- Tim Burton
- il pandoro
- le cravatte
- gli uomini con i dolcevita
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Odio
- il caffè (in ogni sua forma)
- l'indifferenza
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- i maglioni che pungono
- la nebbia
- le camicie dentro i pantaloni
- le "k" al posto delle "c"
- le pubblicità delle banche
- i programmi di Maria De Filippi
- le cimici
- D'Annunzio
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"Come un'isola" Paolo Di Paolo;
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