Non è un Paese per Giusti

Maggio 11, 2008

 

Apriti cielo: per chi non avesse letto i giornali o sentito l’ultimo tg, un ennesimo polverone ha investito la Rai – nella fattispecie Rai Tre, nella fattispecie la trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio – e le più alte cariche politiche – in prima linea il Pdl, appoggiato anche da tutto il Pd, quindi destra e sinistra insieme – si sono scagliate contro le dichiarazioni di Marco Travaglio. Motivo? Intervistato ieri sera da Fazio, Travaglio ha raccontato dei presunti legami mafiosi di Schifani (ora seconda carica dello Stato), con la sua celebre assenza di peli sulla lingua e ironia feroce. È successo il finimondo: Maurizio Gasparri ha accusato Travaglio di condotta diffamatoria, ha parlato di uso politico della televisione pubblica e il direttore generale della Rai Cappon ha promesso provvedimenti seri. Questo il sunto degli avvenimenti. E queste le dichiarazioni incriminate di Marco Travaglio: <<Una volta avevamo De Gasperi, Einaudi, De Nicola, Merzagora, Parri, Pertini, Nenni, Fanfani. Uno passa tutta la trafila e poi vede Schifani e dice: “C’è un elemento di originalità”. Seconda carica dello stato Schifani: mi domando chi sarà quello dopo, la muffa probabilmente, il lombrico. Dalla muffa si ricava la penicillina tra l’altro, era un esempio sbagliato>>. Che poi ha aggiunto: <<I politici comandano sulla televisione… intanto stanno cercando di far fuori Anno Zero mettendo insieme Commissione di vigilanza, Cda e Autority, tre organismi che tappano la libertà d’informazione … è chiaro che se il clima politico induce a un rapporto di distensione tra l’opposizione e la maggioranza, e Schifani ha avuto amicizie con dei mafiosi, non si scrive che Schifani ha avuto amicizie con dei mafiosi, perché non lo vuole né la destra né la sinistra… ma io devo fare il giornalista, devo raccontarlo…>>. Quindi: il Governo e l’opposizione hanno fatto fronte unito (l’unico a difendere Travaglio è stato Di Pietro, dicendo che il giornalista “ha solo riportato i fatti”) e il direttore di Rai Tre si è dissociato dall’accaduto.

Da parte mia, ho riascoltato l’intervista incriminata (reperibile su YouTube) e ho fissato il muro bianco davanti a me per un tempo lunghissimo. Ho pensato che, da bambini, ti insegnano a rispettare gli altri e quello che pensano e dicono. Che, sempre da bambino, ti parlano di libertà  e ti fanno scrivere che è il diritto più intoccabile, e poi impari anche che la democrazia è bella e giusta e sacra, sempre. Ho pensato a questa, di democrazia. La mia. La nostra. La loro. E poi mi sono detta che questo Paese non assomiglia per nulla a quell’idea che ho studiato sui libri, che la libertà ha imparato addirittura a zoppicare, pur di non soccombere.

Eleggiamo, per le più alte cariche dello Stato, individui su cui pendono processi e accuse comprovate, prescrizioni in extremis e accordi sottobanco, e tutto questo accade qui, in Italia, non in Burundi o in Iran, ma qui, fuori dalle nostre case, sotto la luce del sole, ed è risaputo, comprovato, accertato. Ma ormai non importa più a nessuno. Marco Travaglio ha la ferocia dell’informazione ingabbiata, del cittadino rigoroso: quando riporta fatti scomodi, gli interessati parlano di diffamazione e ricorrono alle querele, e i media che ospitano i suoi interventi – siano via etere o per mezzo scritto – diventano automaticamente oscure armi di persecuzione politica, in mano a chissà quali ombrosi manovratori. Domani mattina, forse, scopriremo cosa accadrà a Travaglio, a “Che tempo che fa” e alla Rai.

La settimana prossima, invece, non ci ricorderemo più niente, e scenderemo a comprare il pane, andremo al lavoro, a scuola, al bar, perché in fondo abbiamo le nostre quattro mura, un reddito e una famiglia. Tutto come al solito. Di quella libertà – la libertà di accorgersi se qualcosa non va, di indignarsi senza morse alla bocca – ci importerà ancora solo se qualcuno verrà a scalfircela di persona. Lassù, intanto, andranno avanti senza guardarsi indietro. Perché in fondo, quelli che lassù ci stanno, li abbiamo accettati e legittimati.

Il diritto al rigore è una traccia sbiadita: lamentarsi è lecito e piacevole, il pretendere trasparenza, rispetto, legalità e libertà è diventato solo intransigenza. Insensata, tra l’altro. Chiassosa.

E il silenzio prende questo Paese per la gola, mentre aspettiamo albe atomiche che non verrano mai.


‘Cause time is rude

Maggio 9, 2008

 

Al parco un nonno fa saltare un bambino, tenendo aperta la coperta che stava sul passeggino poco lontano, e ha le spalle curve, i pantaloni chiari tesi contro le ginocchia piegate, settant’anni abbondanti nei gesti. Addosso ha il sole che scotta la ghiaia rossa, e la ragazza, per un istante, è costretta a fermarsi. C’è odore di erba tagliata, olive e mozziconi spenti, il nonno continua a far saltare il bambino, ed è maggio, maggio dell’anno che è venuto dopo quello passato, perché il tempo non ha mai smesso di essere tempo. La ragazza è immobile nel parco e guarda il vecchio, che se è un nonno è stato anche un padre, e certamente un figlio. Lo guarda e pensa alle cose che non torneranno mai. Pensa che ricordare i morti è il più gentile dei dolori. Pensa alle correnti gravitazionali della canzone di Battiato, al tasto rewind dei videoregistratori. Al fatto che, a ogni ieri passato, si sente un po’ in colpa, perché da piccola pensava che il tempo si potesse imbottigliare e bere per sciogliere i nodi alla gola, e invece il meglio che può fare è non perdere il conto dei giorni. La ragazza riprende a camminare, e vorrebbe tanto fissare quegli odori, quell’immagine, e salvarsi da ogni malinconia. Vorrebbe imprimersi sul braccio la somma esatta di tutte le impotenze, e scoprire che comunque il tempo accomoda i fili spezzati e i conti che non tornano. Vorrebbe fotografare quel nonno e quel bambino. Fotografare la ghiaia rossa e il sole che batte.  Fotografare la compostezza serena del proprio dolore, che di gentile ha solo il bussare.

 


Erasmus

Maggio 4, 2008

 

Dove il mare luccica e tira il vento. Dove il rugby è il credo più sacro. Dove le scogliere cadono a strapiombo. Dove la pioggia è decisamente british anche se siamo in Galles. Dove c’è il negozio di dischi più antico del mondo, fondato nel 1894. Dove la percentuale di popolazione giovane è la più alta di tutta l’Europa. Dove è nato Roald Dahl. Dove i Beatles tennero l’ultimo concerto della loro storia.

Dove vado a stare per cinque mesi. Officially.