Voglio riportare qui il bell’articolo di Piera Detassis, direttrice di Ciak, apparso sul numero di giugno di questo mensile. Perchè è un bel pezzo. Pieno di cose vere, giuste, che vanno dette. E di un po’ di speranza.
“<<Da un pugno è nata una carezza per il nostro cinema>> ha scritto Luca Mastrantonio su Il riformista, sintetizzando al meglio quel che è successo a Cannes con l’assegnazione dei due premi della giuria a Gomorra e Il divo. Piaceri forti, film di cui Napoli, nel bene e nel male, è assoluta protagonista, al punto di poter aggiungere, parafrasando De Andrè, che dai rifiuti nascono i fiori. Due mesi fa la copertina di Newsweek rilanciava in tutto il mondo l’immagine di cumuli spazzatura che infettavano la città partenopea. Oggi un film ambientato nella violenza fetida dei clan sotto il Vesuvio e un altro diretto dal napoletano Paolo Sorrentino trionfano fuori dai confini, affermano che il nostro cinema è vivo e sa reagire, senza remore e mediazioni, con energia visiva e stile innovativo. Interprete magnifico di entrambe le pellicole Toni Servillo, nato ad Afragola, ancora Napoli, un De Filippo che ha sciacquato l’anima nella cultura europea. È un bel segno, un gran bel segno, che proprio dalla Campania afflitta e crocefissa, sommersa dai miasmi, assediata dall’esercito, infiammata dalla guerra civile per i termovalorizzatori, parta la riscossa internazionale della nostra cultura, grazie a un cinema che all’estero finalmente capiscono, finalmente amano. Giusto contrappasso e brutto colpo per i corvi che già liquidavano la nostra cinematografia fra i cari estinti, suggerendo di lavare i panni sporchi in casa. Solo due mesi fa, depressi dall’immondizia, per respirare un po’ sembravamo doverci accontentare dei successi ottenuti a suon di commedie giovaniliste, storielle amorose, gentili e un poco trash. E invece no, ci siamo risvegliati cosmopoliti grazie ad autori che guardano oltre la solita commedia all’italiana, ostinandosi a fissare dritto negli occhi, senza remore e compromessi, questa Italia malata. E dopo aver visto, come abbiamo visto, Gomorra e Il divo, qualcosa dovrà pur cambiare. Perché il cinema, quando è bel cinema, sa essere più vero della realtà. C’è da sperare che sappia persino cambiare un Paese che, da tempo, è in affanno.”




