In piedi da più trentaquattro ore e in Italia da meno di dieci, ho addosso una nostalgia feroce. Dublino era odore spesso di birra, fiori gialli in Grafton Street, musicisti con la voce roca, gentilezza, autobus gialli, acqua troppo cara, Trinity College, diluvi improvvisi, pasta scotta, gare di pinte alle goccia, U2 urlati a squarciagola, la dolcezza di un ragazzo ungherese, il tempo veloce, le chiacchiere in spagnolo, il gay biondo e senza denti, sigarette invidiate, vento gonfio di freddo e sole, tre ore di sonno a notte, le lezioni mai mancate, mocassini rossi da sbirciare, quel see you later rassicurante e morbido, la scoperta della Smithwicks, tre bicchieri di pure russian Vodka, Pavese sfogliato con la città addosso alla finestra, spaghetti spezzati da una madrilena nervosa, il mare solido del sud, gli abbracci, i cheers di bicchieri scontrati, una cena internazionale, foto sfocate, l’odore buono di lui, caldo di felpa e tabacco.
Cerco di dare un nome a sensazioni che un nome non possono avere, in nessuna lingua del mondo.






ben tornata tesora:)
Da: vale su Agosto 2, 2008
alle 7:35 pm