I tramonti mi fanno girare i coglioni
Ottobre 13, 2009
Non occorrono spiegazioni. Vedere per sospirare.
“Una vita è troppo poco. Una vita sola non mi basta. Se poi conti bene non sono neanche tanti giorni. C’ho troppe cose da fare, troppe idee. Sai che ogni volta che vedo un tramonto mi girano i coglioni? Perché penso che è passato un altro giorno … E poi mi commuovo. Perché penso che sono solo. Un puntino nell’universo. I tramonti mi piacerebbe vederli con mia madre. O una donna che amo, magari. E invece le notti mi piacerebbe passarle da solo. Da solo, insomma … magari con una bella troia … che è meglio che da solo. Ce n’hai ancora di quella roba che ha lasciato il turco? Nonzo, si chiamava. Grazie. Se le cose andassero sempre così, che ti portano via le armi e ti lasciano questa roba qua … si vivrebbe meglio, no?”
Mediterraneo, Gabriele Salvatores
Goodbye Paul
Settembre 27, 2008
Se il Cinema è
Giugno 4, 2008
Voglio riportare qui il bell’articolo di Piera Detassis, direttrice di Ciak, apparso sul numero di giugno di questo mensile. Perchè è un bel pezzo. Pieno di cose vere, giuste, che vanno dette. E di un po’ di speranza.
“<<Da un pugno è nata una carezza per il nostro cinema>> ha scritto Luca Mastrantonio su Il riformista, sintetizzando al meglio quel che è successo a Cannes con l’assegnazione dei due premi della giuria a Gomorra e Il divo. Piaceri forti, film di cui Napoli, nel bene e nel male, è assoluta protagonista, al punto di poter aggiungere, parafrasando De Andrè, che dai rifiuti nascono i fiori. Due mesi fa la copertina di Newsweek rilanciava in tutto il mondo l’immagine di cumuli spazzatura che infettavano la città partenopea. Oggi un film ambientato nella violenza fetida dei clan sotto il Vesuvio e un altro diretto dal napoletano Paolo Sorrentino trionfano fuori dai confini, affermano che il nostro cinema è vivo e sa reagire, senza remore e mediazioni, con energia visiva e stile innovativo. Interprete magnifico di entrambe le pellicole Toni Servillo, nato ad Afragola, ancora Napoli, un De Filippo che ha sciacquato l’anima nella cultura europea. È un bel segno, un gran bel segno, che proprio dalla Campania afflitta e crocefissa, sommersa dai miasmi, assediata dall’esercito, infiammata dalla guerra civile per i termovalorizzatori, parta la riscossa internazionale della nostra cultura, grazie a un cinema che all’estero finalmente capiscono, finalmente amano. Giusto contrappasso e brutto colpo per i corvi che già liquidavano la nostra cinematografia fra i cari estinti, suggerendo di lavare i panni sporchi in casa. Solo due mesi fa, depressi dall’immondizia, per respirare un po’ sembravamo doverci accontentare dei successi ottenuti a suon di commedie giovaniliste, storielle amorose, gentili e un poco trash. E invece no, ci siamo risvegliati cosmopoliti grazie ad autori che guardano oltre la solita commedia all’italiana, ostinandosi a fissare dritto negli occhi, senza remore e compromessi, questa Italia malata. E dopo aver visto, come abbiamo visto, Gomorra e Il divo, qualcosa dovrà pur cambiare. Perché il cinema, quando è bel cinema, sa essere più vero della realtà. C’è da sperare che sappia persino cambiare un Paese che, da tempo, è in affanno.”
E poi mi sono svegliato
Marzo 11, 2008
I fratelli Coen non hanno praticamente toccato le ultime righe di Cormac Mc Carthy. Hanno fatto bene. E, chiuso il libro o finito il film, abbiamo tutti la stessa sensazione: c’era il fuoco, in mezzo all’oscurità. C’era. Ma non possiamo fare a meno di svegliarci. E ci svegliamo.
da “Non è un paese per vecchi”
Ora il mio braccio è di nuovo completo
Febbraio 25, 2008
Raramente mi capita di andare al cinema sicura che un film mi piacerà. Oppure, se accade, spesso vengo irremediabilmente delusa. Eppure non c’è come due ottime ore di cinema per considerare che, effettivamente, ci sono tante cose per cui vale la pena alzarsi la mattina e fare andare il cervello. È forse un po’ banale dirlo, ma due giorni fa mi sono proprio sentita così. Grazie a Tim Burton, grazie a Johnny Depp, Helena Bonahm Carter, Alan Rickman, Sasha Baron Cohen. Grazie a un film bello e doloroso, dove persino il sangue è coreografico e struggente. Un musical sulla vendetta, sulla perdita della famiglia, sull’arroganza del potere, su Londra, sulla fuliggine, sugli hard times di fine ottocento. Sweeney Todd, in realtà, uccideva per denaro: ma il musical di Broadway a cui Tim Burton si è ispirato racconta di un assassino che era prima di tutto un padre e un marito. E quando la prepotenza umana gli porta via tutto, l’unico riscatto è la vendetta: quella dell’uomo comune, forte solo della fedeltà delle sue povere armi. Sweeney uccide coprendosi di sangue, gli occhi di Johnny Depp – affossati nel cerone bianco – trasudano tenerezza e disperazione, Londra incombe cupa e umida, rischiarata soltanto dalle colorate e psichedeliche immaginazioni di Mrs Lovett, alias Helena Bonahm Carter. Amore, morte. Canzoni urlate e raggelanti. Alan Rickman che si fa sbarbare e gorgheggia. Sullo sfondo specchi crepati, l’abbozzo di una nuova storia d’amore e i resti di un’altra, trucidata da chi tutto può e nulla si nega, anche a costo di camminare sopra cadaveri e vite oneste. Tim Burton ha fatto, tanto per cambiare, un film indimenticabile. Johnny Depp è bellissimo e agghiacciante. Il dolore resta aggrappato alla pellicola, ma ci appartiene in ogni nota e ogni sgozzatura. Ricordandoci che, ovunque la rabbia esploda, quel che è perso non torna mai, sangue sparso o meno. Lo dice Mrs Lovett, tra un pasticcio di carne e l’altro: la vita è per vivi, signor Todd.
La vita. È. Per. I. Vivi.
Into the Wild
Febbraio 17, 2008
Mi farò una collana con i suoi denti
Febbraio 13, 2008
Due giorni fa, all’età di settantacinque anni, a Little Rock, Arkansas, è morto il mio primo amore cinematografico: Roy Scheider. Quando vidi per la prima volta Lo squalo avevo undici anni: mi innamorai del film, degli squali e del valoroso sceriffo di Amity, che invano cercava di convincere le autorità e di salvare stupidi bagnanti. A undici anni tutto è molto confuso: mi piaceva lo sceriffo Martin Brody – più che Roy Scheider – ma univo le due cose, aggiungendoci una morbosa passione per gli squali banchi. Lui, nella sua carriera, ha fatto molti altri film (certo migliori de Lo squalo) ed è stato due volte nominato agli Oscar: però, per me, è rimasto lo sceriffo Martin Brody.
Martin Brody si scopriva morto, nel racconto della moglie, per l’attacco di uno squalo nell’ennesimo sequel. Roy Scheider se ne è andato in un ospedale, a Little Rock, Arkansas, a settantacinque anni. E non io ho più la rassicurante confusione degli undici anni che mi permette di mescolare cinema e vita, squali e vecchiaia impietosa.
Il tempo passa sempre. Troppo.
Eppure
Febbraio 10, 2008
perchè in fondo basterebbe così poco.
‘Cause everything explodes and nothing changes
Gennaio 26, 2008
Ho deciso: da grande voglio fare il barbiere.
(la “barbiera” non credo esista)
Poi ditemi cos’è più horror: il musical di Tim Burton o Alleanza Nazionale che stappa spumante mentre l’ennesimo governo italiano cade ( e gli unici a farci male siamo noi). Almeno Tim è poetico ( e intelligente).









