Interruttori spenti
Novembre 10, 2009
La morte non ha rispetto.
Dei tuoi, dei nostri vent’anni, del fatto che un mese fa si addentava insieme una piadina in un bar pieno di luce, fuori un diluvio ottombrino, il fumo della condensa. Non ha rispetto di quello che eri e di ciò che avresti voluto essere; ma, soprattutto, non ha rispetto di chi ti amava, e che da adesso in poi non potrà più esistere allo stesso modo. Tu muori una domenica sera, sull’asfalto bagnato, solo perché è capitato.
Le parole sono inutili, contenitori vuoti, interruttori spenti.
Adesso viene voglia di dire ti amo più spesso. Ogni volta che si sente il bisogno di sussurrarlo, al diavolo blocchi e paure. Viene voglia di correre sulle spiagge, respirare un libro, fare l’amore finchè se ne ha la forza, prendersi un cane, strappare Liu Bolin e il Pesce Luna dalle pagine dei giornali e insegnarli ai bambini. Viene voglia di non perdersi niente.
Quanti anni abbiamo, ora? Non più, certo, quelli che avevamo ieri.







