Poet’s Walk
Settembre 27, 2008
Ho davanti questo poster, comprato oggi, un venerdì pieno di sole.
L’ho appeso arrampicandomi sul letto: è la Poet’s Walk, a NY, fotografata da Henri Silberman. Forse l’essenza non deve avere per forza spessore: lo intuisco nella notte quieta di Roath, Cardiff, guardando questa fotografia e scorgendo un John Fante appoggiato sulla scrivania, la copertina appena sgualcita da un lungo viaggio in borsa, mentre camminavo per la baia.
E mi sento libera.
Quelli che scappano
Luglio 7, 2008

A volte capitano persone fatte così.
Persone che hanno la fatica nelle mani, ma sono bravissime a nasconderla.
Persone che non conoscono la differenza tra quiete e mancanza di fatti memorabili: succede allora che non possono stare ferme, consapevoli che non tutti i luoghi possono essere posti. Ci sono momenti spessi di domande, e l’odore ruvido di zampironi nella notte estive, accesi nella gentilezza di un gesto discreto, inasprisce aria e respiri. Ci sono città che aspettano, terre dove non riesce a stare in equilibrio, vestiti piegati troppo bene nei cassetti. Un giorno, poi, capita che si capisce esattamente da che parte si sta: si è con quelli che scappano, che stanno scappando. Non si hanno le fronti meno pesanti, per questo: ma valige di cartone sotto il letto, atlanti segnati a matita, nostalgia per un amore faticoso, ma che una volta almeno si è provato, per i luoghi da dove si viene. Stanotte, giù in strada, un ubriaco è caracollato verso un lampione, ridendo e vomitando. L’asfalto si è fatto arancione, quando una macchina ci è passata accanto, i fari alti e violenti. Lì vicino un bambino è scoppiato a piangere, poi ha smesso subito e ha fatto un singhiozzo che sembrava la risata dell’ubriaco, solo più cristallina. Non pioverà, stanotte, e non farà nemmeno troppo caldo. Domani lo stesso: sarà dopo che avrò spento lo zampirone, sarà dopo che i lampioni si saranno rabbuiati con un clic sordo, dopo l’ubriaco e il bambino e tutto il pianto e il vomito.
Ho fotografato un cespuglio di fiori che non conosco, rosa e umidi, nel cortile, e c’è che sono proprio una di quelle persone, in questa notte densa di zanzare, rumori, sagome. E a volte succede che ho addosso la migliore delle volontà, a volte succede che mi sento forte e basta, un po’ perché non è vero che le valige di cartone si sfondano subito, un po’ perché le scelte non sono sempre decisioni. Non importa, non importa proprio, se comunque si continua a scappare.
Qualcuno, però, deve aver battuto le mani, dall’altro capo dei dubbi.
Perché abbiamo avuto un sussulto tutti: io, l’ubriaco, il bambino.






