Tu che te ne andrai ovunque

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Un giorno di maggio, una Milano tesa e irrespirabile. Eva, Nicola, Argo i tre protagonisti. Eva, violinista, prova a scrivere lettere a un uomo che non sa come amare, un uomo che le sfugge, che viene dalla Giordania e culla in sé la bellezza e i misteri di una terra antica e lontana, un uomo in bilico tra l’anima musulmana, con le sue regole e costrizioni, e l’anima occidentale, spesso censurata, volutamente sopita. E c’è poi suo fratello Nicola: una laurea in lettere, un amore perduto e una connaturata nostalgia, per una Liguria abbandonata da piccolo e per il padre, partito come medico missionario e mai più tornato. Nicola, professore, lotta con il ricordo del padre scomparso del quale, ancora bambino, ha scoperto il profondo tradimento, e alimenta giorno dopo giorno una sottile ribellione fino a quando, in classe, una mattina brucia i libri e prende a inseguire fantasmi. Argo si spaccia per prete e vende dvd, ripromettendosi di ridare presto un senso alle sue giornate, sperando di ricucire, anche lui, delle ferite, di risarcire se stesso di troppe perdite. Tre esistenze sottilmente legate, segnate dal comune destino dello spaesamento, della ricerca di un punto fermo. Intorno una città convulsa, suicidi in chiesa, padri scomparsi venticinque anni prima e Padri faticosi e infissi ad altari, bambine con zaini troppo pesanti. Intorno l’Italia tutta, il lento disgregarsi delle famiglie, l’asimmetria degli incontri e degli scontri, con se stessi e con l’altro da sé, soprattutto quando è straniero e prega un Dio che ha nomi per noi incomprensibili. Ed ancora la paura che ha le sembianze di un amore controverso o quelle, più nebulose e insieme più agghiaccianti, di un kamikaze che si fa esplodere in metropolitana, sgretolando ogni fiducia, ogni speranza. Nel tentativo di comprendere, tra rimpianti e corse in metropolitana, come e perché prima o poi tutti i figli lasceranno tutti i padri, a Milano, un giorno di maggio.

 

“Romanzo nostalgico ma mai in ritirata, perché attraverso la scrittura teatrale ma lontana da ogni finzione, si respira la vita”

Giampaolo Serino, D-La Repubblica delle donne

 http://giulioperroneditore.it/node/296